Avrei lasciato passare il treno delle 16,43, poi quello delle 17,50. E quello delle 18,28 ancora. Tutti troppo pieni, ma poco male. Avrei avuto valanghe di gente da osservare mentre calava la sera sulla stazione, valanghe di vite interessanti o noiose da immaginarmi mentre il buio mi avrebbe fatto da ombra, e avrei finito per diventare anch’io solo uno dei tanti pendolari col naso per aria in attesa di scoprire il binario dell’ultimo treno per un posto definibile casa. Tutti, scorgendomi o meno, badando a me o ignorandomi, mi avrebbero confuso per una persona qualunque, un passeggero stanco e distratto in ritorno da una faticosa trasferta di lavoro, nella migliore delle ipotesi per un tizio scortese o vagamente misantropo, nella peggiore per un potenziale maniaco sul punto di mostrarsi improvvisamente nudo sotto l’impermeabile scuro. Avrebbero cambiato strada incrociandomi, stretto più forte a sè i loro bambini, scelto il vagone più lontano dal mio per timore di contrarre chissà quale rara malattia mortale a trasmissione aerea . E invece. Sono rimasto lì fino all’alba, con in mano il mio mazzo di rose rosse ormai rinsecchite. Quella notte avevo perso in un colpo solo e con crescente disinvoltura una mezza dozzina di treni, una donna, un migliore amico e una ragione per regalare fiori.
esercizi di eleganza
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perché hai lasciato ff senza avvisare?
mi sembrava il modo più giusto, cominciava a starmi stretto, e c’erano persone che mi davano fastidio. Ho ancora molto da dire, e lo faccio qui, che è uno spazio solo mio, dove chi non vuole leggermi non è costretto e chi vuole è sempre il benvenuto. Un peccato. Perchè mi mancate, tanto, in tanti
Poco male, ho il blog tra i preferiti, ogni tanto passo con piacere. Buon Natale, Mattia
Piacere mio, buon Natale a te, Mattia
Un vero peccato. Quanti pensieri perduti.