Un giorno ritroverai i suoi occhi scuri in quelli di un bambino che ti chiede l’elemosina ai semafori, e magari allora sarai già distratto dalla vita che intanto è ricominciata, tuo malgrado, e come un fiume in piena ti ha rimesso in piedi, armato di scudo stavolta, in questa bizzarra lotta di sopravvivenza. Quel bambino, stringendo euforico nel palmo le tue tre monete dorate, ti sarà già alle spalle quando di colpo il semaforo scatterà sul verde, e tu, scostando lentamente il piede dalla frizione, nel suo sguardo avrai riconosciuto quello, dolce, di tuo padre. Orfano non sei di lui, che ogni giorno, guardando la tua immagine allo specchio, rivedrai nel tuo stesso viso invecchiato troppo in fretta, indurito nei tratti dallo strappo improvviso, dall’assenza non annunciata giunta di notte, a tradimento, lontana chilometri, irreversibile, spietata. Orfano sei solo di un addio, perduto per la colpa di essere arrivato troppo tardi, e dei suoi abbracci schivati per imbarazzo ma ricevuti con silenziosa gratitudine.
quando la malattia coincide con la cura
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ciò che gli occhi non vedono, l’anima di chi ama scrivere.