Non sono una che dà consigli, anzi a dirla tutta mi provocano l’orticaria, ma se proprio vuoi saperlo se fossi in te io mi vestirei di rosso, con uno di quegli abiti scivolati che rispolverano i ’50, scollati appena sulle spalle e annodati in vita con un nastro alto, ampi di gonna fino a sfiorare il ginocchio. Proverei a stare dritta sui miei tacchi a spillo e a non impasticciarmi i guanti di pelle col rimmel nel caso in cui il venticello primaverile del Lungotevere e la sua bella bocca che mi chiede dov’è che ci siamo già visti mi facessero venir su i lucciconi. Avrei un bel neo scuro disegnato sotto lo zigomo sinistro, e tanti bei riccioli color castagna in cui intrecciare le dita smaltate di fresco mentre, seduti al bar, davanti a un bicchiere di vino, gli direi trascinando la voce che sono libera domani sera. Avrei di che sospirare mentre, riaccompagnandomi a casa, nella sua Plymouth cabriolet d’epoca lui facesse partire un pezzo di Charlie Rich. Mi stringerei nella mia pelliccia di volpe inspirando il suo fumo e il suo profumo, muovendo la testa lentamente a tempo di musica e lasciandomi accarezzare la nuca dal sole tenue del tramonto. Oh, se solo fossi in te. Ma sono solo in me, capitata senza un soldo e con 60 anni di ritardo, e come animale domestico invece di un uomo mi sono scelta un cane.
A saperlo sarei nata puntuale
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